Per il nostro ultimo viaggio negli USA abbiamo scelto, come meta principale, di visitare il Nuovo Messico, nel quale non siamo mai stati prima e per decidere cosa vedere, come sempre quando andiamo a visitare il sud ovest degli Stati Uniti abbiamo preso spunto da “Photographing the Southwest” di Laurent Martres.

Dall’Italia non ci sono voli diretti per il New Mexico quindi è necessario effettuare uno scalo in qualche aeroporto USA, o come abbiamo fatto noi, arrivare e ripartire da Denver, in Colorado. Naturalmente se avete molti giorni a disposizione, effettuare uno stopover  in qualche grande città americana può essere un ottimo modo per spezzare il viaggio e visitare la città dove fate scalo, ma noi avevamo solo dieci giorni e molte cose da vedere, quindi abbiamo cercato di fare meno scali possibili.

La scelta per i voli quindi è ricaduta sul volo diretto Monaco – Denver, operato da Lufthansa  che arriva a Denver nel primo pomeriggio, e che vi permette quindi con tutta calma di andare a ritirare la vostra auto e di raggiungere il primo hotel per un pò di riposo.

 

Per iniziare…..un pò di Colorado

Arrivando di sabato noi abbiamo preferito non fermarci a Denver, ma dirigerci subito verso sud, prima tappa Colorado Springs dove avevamo prenotato una notte all’Holiday Inn Express & Suites Colorado Springs North. Il tragitto non è molto lungo, poco più di 100km, ma più che sufficienti dopo un volo intercontinentale e tenendo conto che per chi arriva dall’Europa, fuso a parte, sono circa le 11 di sera.

Forse perchè sabato pomeriggio, ma devo ammettere che il traffico, soprattutto a Denver è abbastanza intenso, molto più di quello a cui sono abituato sulle strade americane, traffico comunque che via via diminuisce per poi ritornare molto tranquillo da Colorado Springs in poi.

L’hotel non ha un ristorante ma è convenzionato con un ristorante poco distante, ristorante che però non proviamo, siamo stanchi, in aereo abbiamo mangiato molto e quindi decidiamo di andare a letto quasi subito saltando la cena, non prima di aver fatto un salto in un supermercato per rifornirci di acqua perchè è sempre meglio averne una bella scorta durante le varie visite ai parchi.

Vicino a Colorado Springs c’è inoltre Garden of the Gods, la nostra prima vera meta, che visitiamo di primo mattino il giorno seguente. Anche se il viaggio lo abbiamo fatto in maggio la temperatura è già relativamente alta e arrivando al mattino, oltre ad un clima più fresco abbiamo la possibilità di visitare il parco con pochissima gente, cosa che ci permette anche di incontrare qualche cervo.

 

Garden of the Gods (© FFItalia)

Garden of the Gods (© FFItalia)

 

Il parco è molto piccolo, bastano un paio d’ore, giusto il tempo di fare una passeggiata e il giro del perimetro in macchina… per poi dirigerci verso la meta successiva Taos, la prima città del Nuovo Messico che visiteremo.

 

Il Nuovo Messico

Siamo naturalmente dotati di navigatore, ma, al confine fra Colorado e Nuovo Messico, ci fermiamo al centro visitatori, per prendere una cartina stradale (gratuita) dello stato e qualche depliant, tanto per avere qualche informazione aggiuntiva.

A Taos soggiorniamo una notte presso l’hotel El Pueblo Lodge, appena fuori dal centro città e vicino al Pueblo di Taos, abitato da nativi americani e, almeno in parte, visitabile.

Prima di arrivare in hotel facciamo una rapida deviazione per andare a vedere il “Rio Grande Gorge Bridge“, un ponte in ferro, alto 200 metri sul Rio Grande.

 

Rio Grande Gorge Bridge (© FFItalia)

Rio Grande Gorge Bridge (© FFItalia)

 

La sera facciamo un rapido giro per il centro cittadino, che però ammetto non è “imperdibile” e poi alla fine ceniamo al The Burger Stand At Taos Ale House, praticamente di fronte al nostro hotel, ci sembrava fra le scelte migliori.

L’hotel è carino, con una piscina esterna che però non abbiamo provato, colazione e wifi inclusi e un ampio parcheggio. Non sarà il miglior albergo dove abbiamo soggiornato, ma per una notte è una scelta più che valida.

 

Taos pueblo (© FFItalia)

Taos pueblo (© FFItalia)

 

Al mattino come ho accennato abbiamo visitato il Pueblo, visita che vi consiglio se siete in zona. E’ possibile fare anche delle visite guidate, ma inizano un pò più tardi al mattino, mentre noi, forse ancora per colpa del fuso orario siamo arrivati praticamente all’apertura, per cui abbiamo fatto un giro in autonomia e poi ci siamo diretti verso Santa Fe, passando per il Bandelier National monument.

Il Bandelier National Monument è un altro parco nazionale, dove è possibile fare vari percorsi a piedi, ma il principale è relativamente corto e in poco più di un’ora vi permette di vedere le cose più interessanti, in particolare i resti delle costruzioni e delle grotte dove viveva un’antica popolazione locale.

 

Bandelier National Monument - Alcove House (© FFItalia)

Bandelier National Monument – Alcove House (© FFItalia)

 

Alla fine del percorso troverete la “Alcove House” raggiungibile solo tramite una serie di scale, il percorso è sicuro e non ci sono grossi problemi, ma se soffrite di vertiggini magari meglio aspettare a fondo valle.

Dopo la visita riprendiamo la macchina per raggiungere Santa Fe, dove trascorreremo due notti all’Old Santa Fe Inn, il primo hotel del viaggio che non pagheremo.

L’hotel è a pochi minuti a piedi dal centro di Santa Fe, per cui è comodo per potersi muovere liberamente e visitare la città. Offre un buon parcheggio, wifi e colazione gratuita.

La prima sera andiamo a cena al Cowgirl Barbecue. Locale molto carino, abbastanza vicino al hotel, dove fanno anche musica dal vivo. Abbiamo degli amici che vivono ormai da anni a Santa Fe, e ci andiamo con loro, per cui se lo consigliano i locali probabilmente vale la pena.

Dopo cena scopriamo (grazie ai nostri amici) che lì vicino c’è anche il Jean Cocteau Cinema, un piccolo cinema con una programmazione spesso “di nicchia” ma che ha un piccolo particolare: il proprietario è George R. R. Martin, l’autore della serie “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, forse più note con il nome del primo romanzo della serie, che poi ha dato il nome anche alla serie televisiva “A Game of Thrones” che in Italia è diventata “il trono di spade”.

Nella biglietteria del cinema è possibile acquistare i libri firmati dall’autore e si lo ammetto siamo usciti con una copia firmata del primo volume 🙂

Usiamo Santa Fe come base per andare a visitare il vicino Kasha-Katuwe Tent Rocks National Monument (che avevamo messo in programma) e Madrid (su consiglio dei nostri amici).

 

Kasha-Katuwe Tent Rocks National Monument (© FFItalia)

Kasha-Katuwe Tent Rocks National Monument (© FFItalia)

Madrid è un paesino di poche case, trasformatosi negli ultimi anni da ex ghost town in città di artisti, dove nelle poche case lungo la strada è possibile trovare in vendita gli oggetti più svariati. E’ molto vicino a Santa Fe per cui se avete un paio d’ore a disposizione vi consiglio di fare una rapida visita.

Sulla strada fra Santa Fe e Madrid incontrerete anche Los Cerrillos, paese di 4 case, ma con un bel bar “tipico”, il Black Bird Saloon, dove noi ci siamo fermati per pranzo.

 

Black Bird Saloon (© FFItalia)

Black Bird Saloon (© FFItalia)

Il giorno successivo lasciamo Santa Fe, direzione Alamogordo, praticamente al confine con il Messico. Sulla strada facciamo una piccola sosta/deviazione a Three Rivers per visitare un sito di petroglifi.

Il sito è veramente piccolo, ad ingresso gratuito, e si visita in poco tempo. Il loop per la visita è tutto in mezzo ai sassi e inizia con un bel cartello di attenzione ai serpenti a sonagli… non proprio rassicurante come inizio. Noi ci siamo fermati solo perchè avevamo letto qualcosa sulla guida e per spezzare il viaggio, sinceramente a meno che non siate dei veri fan dei petroglifi credo che possiate saltare la visita ed andare direttamente ad Alamogordo.

Per la notte ad Alamogordo abbiamo prenotato al Fairfield Inn & Suites della catena Marriott. Anche in questo caso non paghiamo ma utilizziamo i punti accumulati durante il nostro viaggio in Thailandia.

A livello turistico Alamogordo non ha molto da offrire, credo che se non fosse per la vicinanza con il White Sands National Monument di turisti non ce ne sarebbe traccia, ma appunto… è vicino alle white sands, uno dei più particolari parchi nazionali USA e uno di quelli che sicuramente, se avrete occasione di visitarlo, vi ricorderete.

 

White Sands National Monument (© FFItalia)

White Sands National Monument (© FFItalia)

Il parco è molto grande e offre la possibilità anche di fare alcuni trakking, anche se non sempre ben segnalati, oltre eventualmente alla possibilità di campeggiare (ma va richiesto il permesso). Un’ora prima del tramonto inoltre viene organizzata una passeggiata con un ranger come guida, la passeggiata dura circa un’oretta e il ranger vi darà alcune informazioni sul parco, sulla flora e sulla fauna.

La “visita guidata” è gratuita e non richiede prenotazione, è sufficiente presentarsi alla partenza all’ora stabilita. L’orario è esposto al centro visitatori del parco e varia in base alla stagione perchè è pensato in modo tale da finire al tramonto, tramonto che assolutamente non vi dovete perdere.

 

White Sands National Monument - tramonto (© FFItalia)

White Sands National Monument – tramonto (© FFItalia)

 

Sulle White Sands è anche possibile “slittare” con delle apposite tavole di legno, che credo si affittino al centro visitatori, eventualmente informatevi prima di entrare nel parco.

Alamogordo è famoso, in realtà lo abbiamo scoperto quando siamo arrivati, anche come patria dei pistacchi, troverete varie rivendite sulla strada principale che proviene da Santa Fe.

Ricordatevi comunque che i pistacchi non sono fra i cibi più leggeri e visto che già la cucina americana abbonda di calorie non esagerate!!!

 

… una piccola deviazione verso l’Arizona

Il giorno successivo ci aspetta la tappa più lunga del viaggio, da Alamogordo infatti abbiamo deciso di spostarci a Chinle in Arizona, circa 700 KM più a nord.

Partiamo quindi presto e facciamo una sosta a Gallup per pranzo fermandoci a mangiare al Jerry’s Cafe e ripartendo poco dopo, visto che la cittadina non ha nulla di particolarmente interessante da offrire.

700 Km sembrano tanti ma le strade sono molto comode e il traffico quasi inesistente, tanto che riusciamo tranquillamente ad arrivare a vedere il tramonto al Canyon De Chelly, fermandoci prima a lasciare i bagagli all’ Holiday Inn Canyon De Chelly di Chinle, dove trascorreremo la notte.

Anche questo hotel, come gli altri del gruppo IHG che abbiamo utilizzato durante questo viaggio ha la piscina e offre wifi e colazione inclusa. Ha inoltre il vantaggio di essere vicinissimo al Canyon De Chelly, praticamente solo a qualche centinaio di metri dall’ingresso ufficiale del parco.

L’accesso al parco, che è territorio Navajo, è gratuito, quanto meno se vi limitate a fare le due strade panoramiche a nord e a sud. Quella a sud in particolare offre degli ottimi punti di osservazione del canyon e termina allo Spider Rock, punto perfetto per godere dei bellissimi tramonti.

 

Canyon De Chelly - Spider Rock (© FFItalia)

Canyon De Chelly – Spider Rock (© FFItalia)

 

Sempre dalla strada sud parte anche l’unico trail che scende nel canyon e che permette di raggiungere la “white house“. Il trail, che vi consiglio di fare, parte dall’omonimo overlook ed è percorribile in meno di due ore fra andata e ritorno.

 

Canyon De Chelly - White house trail (© FFItalia)

Canyon De Chelly – White house trail (© FFItalia)

 

Se invece volete effettuare altre visite sul fondo del canyon dovete rivolgervi alle agenzie specializzate nei tour.
Sono tour in jeep di alcune ore, gestiti dai Navajo, non proprio economici e spesso richiedono la prenotazione, soprattutto nei mesi di maggior turismo.

Nota per chi magari è al primo giro nei parchi americani o ha più giorni a disposizione…. il Canyon De Chelly è vicino a Kayenta, da qui poi potete visitare la Monument Valley, dal Grand Canyon o altri parchi di cui vi ho parlato nei due articoli “USA: Las Vegas, i parchi americani e San Francisco”  oppure “USA – Da Las Vegas a Yellowstone passando per i parchi americani“.

Tornando a questo viaggio… la strada a nord del Canyon De Chelly, che noi abbiamo percorso il mattino seguente, offre solo alcuni punti panoramici, ma non è una strada chiusa che vi obbliga a ritornare indietro.

 

Di nuovo in New Mexico

Noi l’abbiamo percorsa tutta, fino a Tsaile, prendendo poi la 191 a Round Rock e da li ci siamo diretti verso Farmington passando da Mexican Water dove ci siamo fermati a pranzo al trading post… l’unico locale che abbiamo trovato lungo la strada.

Prima di arrivare a Farmington, per chi vuole eventualmente è possibile fare una deviazione fino al “four corners monument“, nulla di particolare, è semplicemente il punto dove confinano 4 Stati: Colorado, Nuovo Messico, Utah e Arizona, oppure allungando ancora un pò arrivare al Mesa Verde National Park di cui vi ho già parlato negli articoli citati poco sopra.

Sulla strada per Farmington vi consiglio invece una sosta per vedere la montagna Shiprock, che sorge vicina all’omonima cittadina.

 

Shiprock (© FFItalia)

Shiprock (© FFItalia)

 

A Farmington abbiamo prenotato due notti (sempre gratuite) all’Holiday Inn Express & Suites Farmington (Bloomfield).

La sosta in città è stata fatta con l’obiettivo principale di visitare le Bisti Badlands. Le Bisti offrono un paesaggio molto particolare e sono visitabili gratuitamente senza grossi problemi.

L’unica cosa è che non c’è nessun sentiero tracciato. Dopo averle visitate ammetto che perdersi è difficile, ma perdere i punti di maggior interesse è molto facile, se non avete una cartina o ancora meglio una traccia gps.

Prima della nostra partenza ho cercato informazioni un pò ovunque, alla fine mi sono imbattuto nel sito Hiking Project  che mette a disposizione, tramite app da installare su cellulare un’ampia scelta di percorsi.

Dopo aver scaricato l’applicazione e lo stato che vi interessa sul vostro cellulare avrete tutti i percorsi tracciati dai volontari del progetto. Il programma è gratuito così come i tracciati e naturalmente il sistema funziona anche offline, basta avere un gps sul cellulare.

Ve lo consiglio sia se pensate di visitare le Bisti Badlands sia se volete fare altri trekking, soprattutto in USA.

 

Bisti Badlands (© FFItalia)

Bisti Badlands (© FFItalia)

 

La visita delle Bisti richiede un paio d’ore quindi se vi alzate presto riuscirete a visitare le Bisti e a tornare a Farmington per pranzo e avrete tutto il pomeriggio per andare a visitare il Chaco Culture National Historical Park.

Ammetto, da programma non era prevista questa visita, ma alcuni americani che abbiamo trovato alla white house del Canyon De Chelly ce l’hanno consigliata caldamente e ammetto, ne vale la pena.

Arrivare al Chaco Canyon non è però facilissimo, ci sono tre accessi, tutti e tre su strada sterrata. Il più comodo è quello da nord. Il bivio, che si trova a circa 50 miglia (80m) a ovest della città di Cuba è ben indicato e il primo pezzo di strada è asfaltato, mentre l’ultimo pezzo circa 13 miglia (21 km) è sterrato, ma relativamente comodo ed è percorribile anche in camper.

 

Chaco Canyon (© FFItalia)

Chaco Canyon (© FFItalia)

I due accessi a sud invece prevedono tratti di sterrato molto più lunghi e dissestati, inoltre come riportato sul sito ufficiale del parco è meglio contattare il centro visitatori del parco stesso per sapere le condizioni della strada prima di percorrerla.

 

Terminiamo in Colorado, da dove eravamo partiti

Il giorno seguente lasciamo il Nuovo Messico per rientrare in Colorado, direzione Alamosa, con l’obiettivo di visitare il Great Sand Dunes National Park & Preserve.

Il parco è visitabile in alcune ore… molto faticose se decidete di salire fino in cima alla duna di sabbia più alta. Il percorso è molto ripido e camminare in salita sulla sabbia non è proprio agevole. Inoltre, almeno noi, abbiamo trovato un vento abbastanza forte, che soprattutto in cima spostava parecchia sabbia.

Dall’alto comunque si ha una bellissima vista che ripaga la risalita, portatevi comunque dell’acqua. Vista dal parcheggio la duna sembra percorribile in pochi minuti, ma vi accorgerete presto che avete sbagliato la stima dei tempi 🙂

 

Great Sand Dunes National Park (© FFItalia)

Great Sand Dunes National Park (© FFItalia)

 

Sulle Great Sand, come già alle White Sand è possibile “slittare”, le tavole si noleggiano fuori dal parco, credo nel ristorante/campeggio prima dell’ingresso ma non ne sono sicuro.

E’ comunque uno “sport” molto faticoso, la risalita a piedi come ho detto è abbastanza stancante e la discesa sulla tavola credo non dia grandissime soddisfazioni, visto che si tende a sprofondare/rallentare molto….

La notte la passiamo ad Alamosa, al Rodeway Inn. E’ l’ultima notte gratuita per questa volta e anche quella nel peggior hotel di questo viaggio. Intendiamoci, i Rodeway Inn sono un marchio a basso costo del gruppo Choice Hotels, per capirci una notte con colazione si aggira sui 50$, per il prezzo pagato sono sicuramente degli hotel validi, ma almeno quello che abbiamo visitato noi avrebbe bisogno di una rinnovata.

Dare un giudizio su una catena in base ad un’unica esperienza di una notte in un hotel è sicuramente impossibile e fuorviante, e tenuto conto del rapporto qualità prezzo i Rodeway Inn sono probabilmente un’ottima opzione, ma allo stesso tempo non so se personalmente li userò ancora.

Il mattino seguente partiamo in direzione Georgetown, l’ultima tappa del nostro viaggio. La strada attraversa una parte delle montagne rocciose ad ovest di Denver che passa vicino ai “Collegiate Peaks”, una serie di montagne che portano i nomi dei principali college americani (Princeton, Yale, Oxford, Harward etc) tutte sopra i 4000 metri di altitudine.

Lungo la strada, poco prima di arrivare a Nathrop facciamo una deviazione per visitare la Ghost Town di St. Elmo. Una parte della strada è sterrata ma percorribile senza nessun problema.

Unica nota, appena arrivate in città sulla destra troverete un general store, l’unico negozio aperto… rallentate prima di raggiungerlo, altrimenti rischierete di fare una strage di Chipmunk e scoiattoli. Sarà forse perchè allo store vendono confezioni di cibo da dare a questi simpatici animaletti ma la strada ne è piena. In zona inoltre sembra, almeno a vedere certi cartelli, che ci siano anche altri tipi di “animali”…..

Ghost Town di St. Elmo (© FFItalia)

Ghost Town di St. Elmo (© FFItalia)

Riprendiamo poi la US 24, superando alcuni passi di montagna e passando per Leadville, cittadina storica e centro turistico, dove però ci fermiamo poco. E’ un pò nuvoloso e i 3.094 m di altitudine fanno si che la temperatura non sia proprio caldissima.

 

Leadville (© FFItalia)

Leadville (© FFItalia)

 

Appena lasciato Leadvill continuiamo sulla US24, anche se la strada più veloce sarebbe prendere la 91, con l’obiettivo di passare da Vail, nota località sciistica americana.

Poco prima di raggiungere Vail intersechiamo la I70, l’autostrada che da Denver, attraversando le montagne rocciose porta a Grand Junction e poi continuando eventualmente si può raggiungere Moab abbastanza facilmente.

A Vail non ci fermiamo, passiamo velocemente sull’autostrada. L’impressione comunque, pur essendo una famosa località turistica, non è delle migliori. Troppi hotel enormi e le piste da sci, sembrano in buona parte “vista autostrada”. Non so voi ma preferisco le nostre Alpi, saranno affollate ma il panorama è decisamente migliore.

La sera arriviamo a Georgetown, dove passeremo l’ultima notte all’hotel Mountain Inn. Georgetown è una cittadina all’inizio delle montagne rocciose e a poca distanza da Denver. Sulla carta sembrava carina, in realtà non è nulla di particolare. Si trova in una parte della valle abbastanza chiusa e vicina alla I70.

Sarà forse stato anche il meteo non favorevole (sulle cime al mattino c’era un pò di neve) ma non mi ha dato l’impressione di essere un posto dove passare molti giorni di vacanza.

L’ultimo giorno del nostro viaggio raggiungiamo Denver, città dalla quale eravamo partiti 10 giorni e 4086km prima.

Il programma era di visitare la città nel mattino per poi andare in aeroporto nel pomeriggio, ma visto che le nuvole del giorno prima si erano trasformate in pioggia battente abbiamo optato per passare alcune ore a fare shopping in un centro commerciale alla periferia della città.

Su 10 giorni di viaggio una mattina di pioggia ci può stare, peccato non ci abbia permesso di visitare almeno un pò il centro di Denver, o forse è stato meglio così, almeno abbiamo una scusa per tornarci prima o poi, magari in inverno per vedere se la mia prima impressione sulle zone sciistiche erano sbagliate.

 

Lufthansa A350 - Denver (© FFItalia)

Lufthansa A350 – Denver (© FFItalia)

 

Conclusioni

Questo è stato il nostro terzo viaggio nel sud ovest degli Stati Uniti e come i due precedenti devo ammettere che mi è piaciuto molto e lo consiglio a tutti coloro che amano i paesaggi naturali e non hanno paura di fare un pò di chilometri in macchina.

E’ un viaggio semplice, che si può sicuramente organizzare in autonomia e permette eventuali deviazioni (alcune ve le ho segnalate) per chi ha più tempo a disposizione, magari aggiungendo qualche ulteriore giorno per visitare i dintorni di Santa Fe, se è considerata una delle città migliori degli Stati Uniti c’è un perchè.

Come ho detto poco fa però è il nostro terzo viaggio in questa zona, se per voi fosse il primo forse non ne vale la pena, meglio se vi dedicate al giro “classico” dei parchi più famosi, o se ci andate in piena estate meglio probabilmente optare per Yellowstone  dove le temperature sono più accettabili.

A proposito, per questo viaggio, a differenza degli altri nella zona, NON abbiamo fatto l’annual pass. Facendo due calcoli, considerando i parchi gratuiti e quelli a pagamento ma fuori dall’annual pass non ci conveniva.

Se vi interessa potete trovare altre foto di questo viaggio sul mio account instagram

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Autore:

FFItalia

Lo staff di Frequent Flyer Italia

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